Wednesday, October 23, 2019
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BULLI A SCUOLA: bocciamo o sospendiamo?

di fratel Ettore Moscatelli

Ragazzi che menano i loro compagni (ma dove sono gli insegnanti e il Preside?) ragazzi che strappano magliette ad un compagno e la adoperano per cancellare la lavagna (ma dove sono gli insegnanti e il preside?) ragazzi che vanno in bagno ad ogni momento aggredendo le ragazze che vanno in bagno ad ogni momento e sempre in due o tre per volta (ma dove sono gli insegnanti e il Preside?) ragazzi che minacciano i professori o mimano di incornarli con un casco da motorino (ma dov’è il Preside?) …sono alcune delle notizie di questi giorni!

Colpa delle famiglie, colpa dei ragazzi e naturalmente colpa del governo. Forse è utile anche un’onesta autocritica anche di noi insegnanti. Altrimenti, quando i buoi sono scappati dalla stalla, salta fuori il Preside, il Consiglio d’Istituto, le telecamere, le interviste, le denunce, le querele, le contro-denunce… Si riuniscono tutti intorno ad un tavolo davanti al grande dilemma: bocciamo o sospendiamo? I più severi battono i pugni sul tavolo chiedendo una bocciatura senza appello. I garantisti o i finti buonisti sono per una sospensione, magari con l’obbligo di frequenza. I più furbi come il mio collega, in questi casi propongono sempre una veloce promozione, così “ce li togliamo dalle scatole una volta per tutte, perché se li bocciamo, un altr’anno sono di nuovo qui a rompere”.

Autorità o autorevolezza. Questa è la soluzione del problema. Se s’imbocca la prima strada: “bocciamo e sospendiamo”, finiamo nel ridicolo: un giorno permettiamo tutto, e il giorno appresso instauriamo una disciplina di ferro: a seconda delle lune. La seconda via è molto più difficile perché l’autorevolezza non si compra al supermercato, non si insegna all’Università e va conquistata come la stima, giorno dopo giorno. L’autorevolezza consiste nei validi e solidi contenuti che trasmettiamo ai ragazzi durante le lezioni, consiste nella richiesta costante e dolcemente ferma del rispetto di poche ma fondamentali regole non negoziabili. Autorevolezza significa che noi insegnanti crediamo in alcuni valori, ma soprattutto testimoniamo con una vita coerente ciò che professiamo, lontana dalla ipocrisia e falsità di chi dice una cosa e ne fa un’altra. Autorevolezza è di chi si sforza di prevenire il disagio e poi di curarlo, se necessario; di chi conosce i suoi allievi “per nome” e non per numero di registro. Di chi sa “perdere” qualche mezz’ora non retribuita per ascoltare e non per giudicare. E’ autorevole il professore che oltre alla “buona scuola”, costruisce una “scuola buona”. Si parla tanto di Educazione civica, io comincerei semplicemente insegnando l’educazione.

Un mese fa sono entrato in una classe elementare (una quinta per l’esattezza). Dovevo illustrare l’iniziativa di un’associazione benefica. La signorina maestra, molto “amica” degli alunni se ne stava seduta sulla cattedra (non in cattedra). I ragazzi erano disseminati nella classe in ordine sparso, alcuni seduti per terra, altri sui banchi, e qualcuno pure sulle sedie. Tutti con libertà di parola e a qualsiasi volume…

Maestra “amica” degli alunni e professori “amici” dei ragazzi: questa era la famosa teoria sessantottina di qualche pedagogo d’avanguardia di allora che non riuscendo a farsi strada per la sua competenza, cercava la gloria e la notorietà sparandole più grosse di lui.

Non generalizziamo per carità, … ma neppure non nascondiamoci dietro ad un dito. Per fortuna moltissimi professori e maestre conoscono l’arte dell’educazione e lo fanno e la sentono come una missione. A loro va il nostro grazie. Con la miseria dello stipendio che prendono, si meriterebbero un monumento. Santi subito!

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