Monday, December 16, 2019
Text Size
[ Reset Settings ]

Migranti: chi ha più paura, noi o loro?

di fratel Ettore Moscatelli

Oggi molti italiani hanno paura delle migrazioni non perché siano ostili alle persone dei migranti, ma perché vedono che l’emergenza è gestita male, e soprattutto non ne vedono la fine. I migranti non arrivano in Italia, in un Paese prospero, unito, sereno. Si affacciano in un’Italia che vive un vero e proprio dopoguerra. La crisi ha lacerato in modo devastante il tessuto industriale e sociale, soprattutto al Nord, soprattutto in provincia. L’immigrazione può anche rivelarsi un sollievo per il sistema produttivo, ma comporta un prezzo, tutto a carico delle nostre classi popolari, chiamate a combattere ogni giorno una guerra tra poveri per il posto all’asilo, il letto in ospedale, la lista d’attesa al pronto soccorso, e pure la casa e il lavoro. Ecco perché abbiamo paura.

Finché le migrazioni erano ovest-est oppure nord-sud di altri continenti, a noi non interessava nulla dei migranti. Fino a qualche anno fa emigravano milioni di uomini, donne e bambini che scappavano da massacri e guerre cercando rifugio in altre nazioni altrettanto povere. Baraccopoli vaste come città del Messico, nascevano un po’ ovunque e crescevano a dismisura nella polvere, nel fango e nella nostra totale indifferenza.  Ancora oggi continuano a scappare e migrare milioni di persone nel mondo. Qualche centinaia di migliaia ha cambiato rotta e si è affacciata sul mediterraneo e qui è scoppiato il casino. Ora ci siamo accorti di loro ed abbiamo paura.

Abbiamo paura degli immigrati, ma anche gli immigrati hanno paura di noi. Chi ha più paura? Senz’altro noi. Temiamo che ci portino via il lavoro. Temiamo che ci portino malattie esotiche e dei virus a noi sconosciuti e dei quali siamo indifesi. Temiamo che tra di loro ci siano terroristi. Abbiamo paura a incontrarli perché potrebbero essere potenziali ladri e stupratori. Temiamo per le nostre donne e ragazze. Ci rubano le tradizioni, la cultura e la religione.  Sono sporchi e maleducati, ma sempre attaccati alle cuffie e allo smartphone. Vivono alloggiati e vestiti gratis, mentre noi paghiamo affitto, luce, gas e riscaldamento, il mutuo mensile e temiamo per il futuro economico dei nostri figli. Abbiamo paura e temiamo di scomparire come italiani, come cristiani ed europei.

Anche gli immigrati hanno paura. Paura di che?

Essi “vivono” nella paura. Hanno cominciato al loro paese. Paura di guerre o persecuzioni, paura di non farcela, paura della siccità e della carestia. Paura della miseria. Paura di non sopravvivere e di veder morire di fame la moglie ed i bambini. Paura di vendere tutto come caparra per i trafficanti di persone umane che li devono trasbordare fino al mediterraneo. Paura di essere derubati. Paura di morire stipati nelle jeep durante la traversata del deserto. Paura di morire di sete e non rivedere mai più i genitori, la moglie ed i bambini. Paura di affrontare i campi profughi e le galere della Libia. Timore di perdere quei pochi soldi cuciti sull’unica camicia o nelle mutande. Terrore di venire violentati da brutali aguzzini in cambio di acqua e cibo putrefatto. Paura nell’indebitarsi con gli scafisti per il biglietto di sola andata verso l’Italia. Terrore di attraversare il mare su un’ imbarcazione poco sicura. Paura di non farcela e finire annegati come topi dentro barconi alla deriva. Terrore di non arrivare mai. Paura di non venire accettati ed accolti. Timore di non capire niente in un paese sconosciuto senza sapere la lingua, le leggi, le usanze. Timore di non raggiungere il desiderato nord-europa. Trovarsi, unico nero, in una folla di bianchi. Attraversare le città dove ogni indicazione, dai cartelli stradali alle insegne dei negozi, è scritta in un alfabeto ignoto. Vivere nel terrore di essere rimandato a casa, incontro alla guerra, alla fame. Paura di non superare la commissione e venire respinti, paura di dover dormire in stazione, nei dormitori pubblici o presso parenti ed amici dove già sono in troppi.

Pap Khouma, 49 anni, scrittore, in Italia da 22 anni, vive a Milano. «Sono cittadino italiano, eppure vado in comune, do il mio documento e mi trattano come se fossi uno straniero. Non guardano il documento, ma la faccia, che è nera. Mio figlio, che è di madre italiana, si sente dire spesso, con grandi sorrisi: “Come parli bene l'italiano!”. Credono di fargli un complimento… Quando arrivi, sei come un bambino appena nato: non capisci la lingua, non sai dove andare, la tua paura fondamentale è di non riuscire a farti capire. Io ero un richiedente asilo: o mi ammazzavano nel mio paese o morivo nel viaggio o m'inventavo un futuro. Sono arrivato per mare. Agli italiani non piace, ma è l'unico modo: hai la morte davanti e scappi dalla galera. Affronti il caldo, il freddo, le botte, resisti pensando: vado in Europa, lì rispettano i diritti umani perché li hanno inventati loro. Ma quando arrivi ti dicono: "Torna nel tuo paese".

Noi abbiamo paura di loro, ma ormai possiamo affermare che il bianco ha paura del nero e il nero ha paura del bianco. La paura….

Ritiro all'Eremo di Limonetto

80 anni Fratel Albino ....

Giornata comunitaria a Villa Brea